In Italia le reti idriche sono pubbliche e la loro gestione nella quasi totalità dei casi è in mano al settore pubblico o a società dove il capitale privato rappresenta la minoranza.
In un brochure di Utilitalia, federazione che riunisce le aziende pubbliche e private operanti nei servizi pubblici dell’acqua, si cita che per quanto riguarda la distribuzione della popolazione nazionale per tipologia di gestore del servizio idrico: ‘’il 53% della popolazione residente in Italia riceve un servizio erogato da società interamente pubbliche, il 32% da società miste a maggioranza o controllo pubblico, il 12% direttamente dall’ente locale, il 2% da società private, l’1% da società miste a maggioranza o controllo privato.’’
La situazione ambientale a rischio
Alcuni studi degli scienziati delle Nazioni Unite dimostrano che il pianeta rischia entro il 2050 un aumento delle temperature variabile tra i 3 e i 5 gradi centigradi se non s’interromperanno le emissioni di anidride carbonica. I cambiamenti climatici avranno conseguenze disastrose per tutto l’ecosistema e la prima vittima è l’acqua.
L’acqua è una risorsa pubblica
Davanti a questi scenari poco rosei, lasciare la gestione dell’acqua in mano agli investitori privati è un’autentica follia perché le multinazionali non avranno scrupoli a farci pagare l’acqua a peso d’oro. Considerando queste nuove emergenze, numerose città europee hanno scelto la gestione pubblica dell’acqua, basti pensare a Berlino e Parigi, solo per citare le più importanti, ma senza dimenticare la virtuosa esperienza di Napoli capoluogo.
Il referendum disatteso
In Italia il diritto all’acqua è in serio pericolo, vista l’immobilità dei governi succedutisi negli ultimi 10 anni, e deve essere difeso per promuovere la ripubblicizzazione e la buona gestione pubblica.
Siamo al decimo anniversario del Referendum, ma dopo dieci anni la volontà del popolo italiano (26 milioni di italiani hanno votato a favore) non è ancora stata esaudita. Il 12 e 13 giugno 2011, 26 milioni d’italiani si erano espressi per l’acqua pubblica, sancendo due principi: 1) l’acqua deve restare fuori dal mercato; 2) non si può fare profitto sull’acqua.
Urgono progetti condivisi e gesti concreti, tenendo conto che ogni privatizzazione del bene naturale dell’acqua va a scapito del diritto umano di potervi accedere.
